laRegione, di Stefano Guerra
Preventivo 2026, ‘Pacchetto di sgravio 27’: due piatti forti della sessione delle Camere federali che debutta lunedì. Ne abbiamo parlato con Alex Farinelli (Plr)
Il preventivo della Confederazione è il piatto fisso – e forte – di ogni sessione invernale del Parlamento. Lei siede nella Commissione delle finanze del Consiglio nazionale (Cdf-N), ed è la persona di riferimento sul tema finanze all’interno del gruppo Plr. Questo per lei è il momento più stressante dell’anno, politicamente parlando?
Direi di sì. Non è il dossier più complesso. Più difficile è stato occuparsi del caso Credit Suisse, per giunta in qualità di relatore [alla sessione straordinaria dell’aprile 2023, ndr]. Ma il preventivo resta comunque un dossier molto impegnativo.
Cosa significa, concretamente?
Anzitutto numerose sedute di commissione. Sia nei mesi che precedono la sessione, sia durante la sessione stessa: l’antipasto l’avremo mercoledì prossimo alle 6.30, con la prima sessione di commissione dove discuteremo delle decisioni prese la vigilia dal Consiglio degli Stati. In dicembre, nel corso delle tre settimane in cui si entra nel vivo, ci sono anche tutte le sedute plenarie della tua Camera: solo quelle dedicate al preventivo di regola al Nazionale prendono 10-15 ore. Spesso, poi, seguiamo i dibattiti sul preventivo che si svolgono nell’altra Camera. Senza contare le discussioni sul tema in seno al tuo gruppo parlamentare e con gli altri gruppi.
Questo è un preventivo più ostico del solito?
No, siamo nella norma. Altri anni ho visto discussioni più accese. Il Consiglio federale ci ha sottoposto un progetto abbastanza equilibrato. Le correzioni apportate dalle due commissioni preparatorie sono sì numerose, ma riguardano per lo più importi tutto sommato contenuti: a parte qualche eccezione, parliamo di somme che si aggirano sui 10 milioni. Su un preventivo da 85 miliardi di franchi.
Cosa darà filo da torcere al Parlamento?
Nulla in particolare, direi. Il Consiglio federale all’inizio dava un margine di manovra di 108 milioni rispetto al meccanismo del freno all’indebitamento. Nella versione della nostra commissione, alla fine risulta un’eccedenza strutturale di 138,7 milioni: quindi abbiamo fatto ancora meglio del Governo [la versione della Cdf-S prevede un avanzo strutturale di 79 milioni, ndr]. Abbiamo anche ridefinito le priorità. Ad esempio: nell’ambito della cooperazione internazionale (aiuto umanitario escluso), si è deciso di mantenere la spesa al livello del 2025; anche per quanto riguarda il personale dell’amministrazione federale l’incremento della spesa viene frenato. Per contro, proponiamo di aumentare di 50 milioni – non di 500, com’era successo un anno fa – la spesa per gli armamenti.
Il budget dell’esercito, appunto. Il Parlamento vuole che raggiunga l’1% del Prodotto interno lordo (Pil) entro il 2032. Quanto incide questa spada di Damocle?
Incide molto, va detto. Dobbiamo anche capire come liberare risorse per finanziare la 13esima Avs, ad esempio. Ma è chiaro che lo sforzo per l’esercito condiziona più di tutto il resto. Siamo partiti da un budget di 5-6 miliardi; dobbiamo arrivare a 9,3 miliardi nel 2029. Alla fine, nel 2032, avremo quasi raddoppiato la spesa per l’esercito. Parliamo di aumento strutturale: l’idea non è che, una volta raggiunta la soglia dell’1% del Pil, si torni indietro. Il finanziamento di questa spesa supplementare va fatto con risparmi o aumenti di entrate ricorrenti, priorità da stabilire anno dopo anno in sede di preventivo.
Da anni il Parlamento cerca una soluzione duratura per finanziare l’aumento del budget dell’esercito. A che punto siamo?
Le risorse ci sono. Di più: continueranno a crescere. Il Consuntivo 2024 ‘pesava’ 83 miliardi di franchi; nel 2029, stando alle previsioni, le entrate complessive ammonteranno a 94 miliardi. Una grossa fetta di questo incremento andrà a finire nel budget dell’esercito. Altri settori, dove pure i bisogni crescono e che in parte anni addietro erano stati abituati a essere trattati in un certo modo (magari proprio a scapito delle forze armate), dovranno invece tirare la cinghia. Le priorità verranno ridefinite.
E nuove fonti di entrate per l’esercito, come un aumento temporaneo dell’Iva?
Sulle entrate in generale non c’è alcun dogma, tant’è che attualmente se ne discute per l’Avs. Parimenti, non si vuole nemmeno che la risposta a maggiori spese in un determinato settore sia per forza un aumento delle entrate. Prima di ragionare in termini di nuove entrate, occorre fare tutto il possibile per limitare le uscite. O meglio: per frenarne la crescita.
È proprio questo l’approccio del Consiglio federale: il suo ‘Pacchetto di sgravio 27’ [con misure che dovrebbero sgravare il bilancio di 2,4-3 miliardi di franchi tra il 2027 e il 2029, ndr] approda in dicembre al Consiglio degli Stati. Quali chance gli attribuisce?
Un paio di misure, fra tutte quelle rimaste dopo le varie scremature effettuate sin qui, dovrebbero essere stralciate. Penso in particolare all’imposizione più elevata dei prelievi di capitale dal 2° e 3° pilastro. A occhio direi che, dopo il passaggio al Consiglio degli Stati, del pacchetto rimarrà circa il 70% del volume di sgravio complessivo. Se la Camera dei Cantoni farà bene il suo lavoro, mantenendo una certa simmetria dei sacrifici fra i vari settori interessati, non credo che in seguito il Nazionale calcherà la mano. Ma è più un auspicio che una previsione [ride].
La pressione finanziaria dunque resterà quantomeno elevata. Il freno all’indebitamento non sarà un corsetto troppo rigido?
La pressione resterà alta. Ma non stiamo parlando di manovre alla greca, che spostano una quota cospicua del budget statale. Nonostante il ‘Pacchetto di sgravio 27’, le spese aumenteranno. Si tratta ‘solo’ di frenare questa crescita. Il meccanismo del freno all’indebitamento è molto importante. Se non ci fosse, la classe politica avrebbe tendenza a lasciar correre la spesa. Come si vede in Paesi vicini, il deficit diventerebbe un modo per comprare con i soldi del futuro (ossia i debiti, che le prossime generazioni pagheranno) il consenso politico del presente. Una regola può sempre essere migliorata. Ma questo non deve esimerci dal compiere il delicato e complicato esercizio della disciplina finanziaria.
Tornando al preventivo: la Cdf-S vuole destinare 10 milioni di franchi al finanziamento dei treni notturni, in particolare di quello per Malmö, in Svezia. Perché se ne parla tanto Oltralpe?
Gli ecologisti hanno fatto dell’aereo un bersaglio nella lotta per la protezione del clima. E va detto che la legge sul CO2 sancisce che la Confederazione può – non deve, ma può – finanziare dei treni notturni. Mi chiedo però a quale bisogno andiamo a rispondere con gli 8 milioni – 100-200 franchi di sovvenzione per ogni singolo biglietto! – che qualcuno vuole destinare ai treni per Malmö. Molto più sensato sarebbe investire i soldi che abbiamo in progetti ferroviari che hanno un reale impatto sul clima.