laRegione, Di Stefano Guerra
Respinta massicciamente l’iniziativa per ridurre il canone radio-tv Due norme in rotta di collisione
Per la sua più fervente paladina, la copresidente del Plr Susanne Vincenz-Stauffacher, eravamo all’ultima spiaggia: “Se non riusciamo adesso a eliminare la penalizzazione del matrimonio con questo compromesso equilibrato, non ce la faremo mai”, aveva dichiarato in un’intervista al ‘Tages-Anzeiger’. Invece, proprio nella Giornata internazionale della donna, il 54,2% dei votanti ha approvato il passaggio all’imposizione individuale. Una riforma fiscale ‘femminista’, che la consigliera nazionale sangallese – ex presidente delle Donne Plr – pone sullo stesso piano del diritto di voto alle donne (1971) e del nuovo diritto matrimoniale (1985). E difatti ieri, dopo la proclamazione del risultato, l’aggettivo ‘storico’ era sulla bocca di quasi tutti i vincitori.
Non c’è dubbio: questa è la più importante riforma fiscale in Svizzera dall’introduzione dell’Iva (1995). Ma la… storia non finisce qui. Resta da vedere come verrà attuata nei 26 Cantoni che finora bene o male hanno ovviato in un modo o in un altro (tariffe privilegiate, splitting ecc.) alla penalizzazione del matrimonio, dichiarata incostituzionale dal Tribunale federale nel lontano 1984.
Non è detto inoltre che l’imposizione congiunta scompaia. Il presidente del Centro Philipp Bregy ha annunciato subito – anzi, a urne ancora aperte, dalle colonne della ‘SonntagsZeitung’ – che manterrà l’iniziativa con la quale il suo partito intende conservarla, sopprimendo però il privilegio fiscale per le coppie sposate. Il risultato di domenica viene infatti interpretato dal Centro “come un sì all’abolizione della penalizzazione del matrimonio e non come un sì al modello scelto”. L’eventuale, nuova votazione popolare si terrebbe il prossimo anno, se non prima. Incrociandosi inevitabilmente con la campagna per le elezioni federali dell’ottobre 2027, che vedrà i due partiti affrontatisi già nelle scorse settimane – Plr e Centro – contendersi un seggio in Consiglio federale.
Un netto rifiuto a livello nazionale. Un ‘no’ più timido a livello ticinese. La sostanza però non cambia: la Svizzera e il Ticino hanno respinto l’iniziativa ‘200 franchi bastano’ che mirava a dimezzare il canone radiotelevisivo. Con una percentuale complessiva del 62% circa tutti i cantoni – serviva anche la doppia maggioranza – si sono detti contrari alla proposta avanzata da Udc, Lega dei ticinesi, Unione svizzera delle arti e dei mestieri e Giovani del Plr. A livello ticinese, in una giornata dove la partecipazione ha sfiorato il 60 per cento, ha votato ‘no’ il 53,3% di chi si è recato alle urne. Solo a Svitto i favorevoli all’iniziativa hanno ottenuto un risultato migliore. «Si tratta di un ‘no’ meno netto rispetto all’iniziativa No-Billag del 2018 (respinta col 72% dei voti, ndr), ma comunque più chiaro di quanto inizialmente previsto». Secondo il politologo dell’istituto Gfs.bern Urs Bieri, scrive Keystone-Ats, il motivo è che «la mobilitazione in ambito urbano è esplosa negli ultimi giorni».
Cosa chiedeva l’iniziativa
La proposta messa sul tavolo era di ridurre il canone dagli attuali 335 a 200 franchi e di esentare tutte le imprese dall’obbligo di pagarlo. Tutto questo, precisavano gli iniziativisti, senza modificare la chiave di riparto tra le varie unità aziendali. Chiave di riparto che riconosce al Ticino il 22% dei proventi del canone nonostante il nostro cantone contribuisca nella misura del 4%. «Questa attestazione di fiducia rafforza la nostra volontà di restare vicini alle persone, nelle diverse regioni linguistiche così come nel digitale, e proseguiremo il percorso di trasformazione avviato dalla Ssr», ha assicurato la direttrice della Ssr,
Susanne Wille interpellata da Keystone-Ats. «Siamo contenti che l’elettorato svizzero ci abbia nuovamente accordato la propria fiducia e siamo sollevati di essere riusciti a rendere visibile il valore aggiunto della Ssr per tutta la Svizzera», ha aggiunto il presidente del Consiglio d’amministrazione della Ssr, Jean-Michel Cina.
Si è detto soddisfatto anche il capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) Albert
Rösti: «Il rifiuto del testo – ha detto durante la conferenza stampa – non deve impedirci di pensare all’evoluzione della Ssr nel futuro».
Cosa succede ora
Il “dossier Ssr” resta infatti all’ordine del giorno
della politica federale e l’azienda sarà chiamata in ogni caso a tirare la cinghia, anche perché nei prossimi anni il canone scenderà gradualmente fino ad arrivare a 300 franchi per economia domestica nel 2029 e 65mila imprese dal 2027 non saranno più tenute a pagarlo. Un processo di risparmio già avviato con il “mandato” che Rösti ha affidato alla Ssr e a causa del calo delle entrate pubblicitarie. Attraverso il programma ‘EnAvant’ («la più grande trasformazione nella storia dell’azienda», secondo Wille) la Ssr prevede di risparmiare 270 milioni – pari al 17% del budget 2024 – entro il 2029. Questo provocherà la cancellazione di circa 900 posti di lavoro in tutte le regioni, un centinaio in Ticino. Un terzo di queste cancellazioni è già stato operato. La parte restante sarà eliminata attraverso il turnover e i pensionamenti, ma licenziamenti sono e saranno inevitabili.
C’è poi la questione della concessione, il mandato. Il Consiglio federale ha prolungato fino al 1° gennaio 2029 l’attuale concessione, da lì in poi entrerà in vigore quella nuova. E la via è già tracciata. Come indicato da Rösti, la Ssr dovrà concentrarsi maggiormente su informazione, educazione e cultura. Farà invece un passo indietro, lasciando maggiore spazio ai privati, per quanto riguarda lo sport e l’intrattenimento. Non solo, dovrà essere rivista anche l’offerta online della Ssr: più contenuti video e audio, testi meno lunghi.
Carobbio: ‘Evitate conseguenze su posti di lavoro e indotto’
A dirsi «soddisfatta» a nome del governo ticinese ma anche «a titolo personale» è la direttrice del Decs Marina Carobbio che ci ricorda come «il Consiglio di Stato si era espresso contro l’iniziativa per le conseguenze che avrebbe avuto sul servizio pubblico, la coesione nazionale e la difesa delle minoranze linguistiche come la nostra. Il Ticino trae beneficio dalla ripartizione del canone, infatti». In più, «ci sarebbero state conseguenze su posti di lavoro, indotto e, lo dico da responsabile del Decs, posti di formazione con gli apprendistati». Per Carobbio «il voto di oggi è anche un segnale fondamentale della volontà di garantire un’informazione di qualità e indipendente, rispetto alla costante crescita della disinformazione». Per il futuro, «il governo sarà molto attento a come verrà applicato il progetto ‘EnAvant’ per evitare ricadute sul Ticino».
Syndicom: ‘Il Consiglio federale rinunci alla riduzione del canone già prevista’
“Il risultato è netto. I cittadini hanno evitato un massiccio taglio al servizio pubblico”. Per il sindacato Syndicom “si tratta di un chiaro segnale contro ulteriori tagli di posti di lavoro nel giornalismo e a favore di un rafforzamento dei media indipendenti”. Un segnala indirizzato soprattutto alla politica federale. “Il Consiglio federale deve ora rinunciare al previsto piano di riduzione dei canoni radiotelevisivi. Dopo questo chiaro risultato popolare, occorre stabilità invece di ulteriori misure di risparmio”.
L’Usam non molla: ‘Lotteremo ancora’
Non intende mollare la presa l’Usam. Nonostante il chiaro ‘no’ all’iniziativa popolare, l’Unione svizzera delle arti e mestieri intende continuare a lottare contro il canone per le aziende. Il direttore dell’Usam, Urs Furrer, ha annunciato in un’intervista alla televisione svizzero-tedesca Srf citata dall’Ats un nuovo tentativo di abolire almeno i contributi delle imprese, senza però specificare in che forma.
Secca la risposta del consigliere nazionale e membro del comitato contrario all’iniziativa, Martin Candinas (Centro/Gr), che ha dichiarato alla stessa emittente che ora anche gli oppositori al canone, dopo le loro ripetute sconfitte, dovrebbero rendersi conto che è ora di porre fine a questa campagna contro la Ssr. Rivolgendosi all’Unione svizzera arti e mestieri, Candinas ha affermato di essere stupito che questa associazione non abbia temi più importanti da affrontare.
Lega: ‘Il dato ticinese dovrebbe far riflettere’
Fa sapere attraverso un comunicato di “prendere atto del risultato” la Lega dei ticinesi, che poi passa all’attacco: “L’esito non sorprende vista la mobilitazione senza precedenti, che sarebbe stata degna di ben miglior causa, attuata dalla casta per fare quadrato attorno al suo centro di potere”. Lega che mette poi l’accento sul risultato cantonale: “Quasi un ticinese su due era favorevole all’iniziativa. Un dato che dovrebbe far riflettere i vertici di Ssr e Rsi. Ma non ci illudiamo, l’emittente ne è del tutto incapace, come ha abbondantemente dimostrato dopo la votazione sull’iniziativa ‘No Billag’ del 2018”.