«Per un’economia responsabile entro i limiti del pianeta (Iniziativa per la responsabilità ambientale)». Iniziativa popolare

Farinelli Alex (RL, TI):

Le iniziative popolari a volte possono essere provocanti, a volte possono essere motivo di riflessione, e a volte possono anche avere semplicemente una spinta ideale e suscitare simpatia per questo. Ne è stato un esempio l’iniziativa sui ghiacciai dove si chiedeva entro il 2050 di uscire dall’utilizzo di tutti i combustibili fossili. Questa iniziativa ha fatto sì che il Parlamento adottasse un controprogetto che andasse in questa direzione essendo però meno estremo.
Ora però, con questa iniziativa “per un’economia responsabile entro i limiti del pianeta” si va decisamente oltre questo limite. Non si è più nello stimolo, non si è più nella provocazione, ma si è in quello che può essere solo definito un’utopia irrealizzabile, ideologica, e forse anche un po’ irresponsabile. Perché in realtà andiamo a raccontare alla nostra popolazione qualcosa che è impossibile da raggiungere. Prima sentivo i colleghi parlare, e dicevano che l’economia si deve convertire, che l’economia deve essere sostenibile. In realtà non è l’economia il problema; bisognerebbe usare un’altra parola, e cioè la nostra società. Perché la maggior parte dei nostri consumi non sono dell’economia ma della società, che è fatta di persone, di persone che hanno dei bisogni, che hanno delle ambizioni, che hanno dei desideri che si possono magari cambiare, ma che non si possono ignorare. Pensare di sovvertire, di cambiare radicalmente questo sistema in dieci anni, vuol dire o non aver capito di cosa si sta parlando oppure raccontare una grande bugia.
Se dovessimo mettere in pratica questa iniziativa, in dieci anni dovremmo fare quello che con l’Accordo di Parigi si è deciso di fare in venticinque anni, e l’Accordo di Parigi si limita semplicemente alla riduzione delle emissioni di CO2. Qui si va ben oltre, si va in tutti gli ambiti dei nostri consumi, della nostra società, e si chiede in pratica entro dieci anni di arrivare a un livello netto zero rispetto alle risorse prodotte dal pianeta.
La fattura, se mai si dovesse arrivare a realizzare anche solo parte di questa iniziativa, sappiamo chi la dovrà pagare. La dovrà pagare la nostra società, la dovrà pagare il nostro paese, la dovrà pagare soprattutto la parte più debole della società, che si trova già confrontata con delle ristrettezze e che domani si troverebbe a dover pagare un conto ben più salato per ogni bene o servizio prodotto nel nostro paese. Allo stesso tempo si chiederebbe all’ente pubblico, quindi a Confederazione, cantoni e comuni, di andare ad investire massicciamente in questi ambiti, il che può essere anche legittimo, ma sappiamo che le risorse sono limitate. Quindi, se si dovessero investire molte più risorse in questo ambito, giocoforza, si dovrebbe andare a ridurre quello che si dà per le politiche sociali, quello che si dà per le politiche di formazione o per la sicurezza, perché chiaramente la coperta è corta e non può coprire tutti gli ambiti in maniera illimitata.
Il nostro paese è attento al suo ambiente e cerca di migliorarsi e soprattutto di innovare. È giusto continuare a sostenere questa spinta innovatrice, come è anche normale che a volte arrivino delle provocazioni che smuovano la politica. Ma il nostro Parlamento non si può dimenticare che poco più di due anni fa ha votato una legge sul CO2 che chiedeva qualche tassa e qualche misura di restrizione per la popolazione, che all’urna è stata sonoramente bocciata. Ignorare questo fatto vuol dire ignorare la volontà della popolazione di una democrazia diretta. Vuol dire non riuscire a fare dei passi avanti e quindi non riuscire a raggiungere nessun risultato. Questo andrebbe esattamente nel senso opposto da ciò che auspicano gli autori dell’iniziativa. Sono sicuramente degli idealisti, che hanno ancora qualche chilometro da fare prima di forse capire come funzionano le democrazie dirette.
Conclusione: questa iniziativa è da respingere, si deve piuttosto continuare il lavoro che si è fatto in questi anni per cercare di migliorare progressivamente il nostro ambiente e la nostra sostenibilità.

24.021 «Per un’economia responsabile entro i limiti del pianeta (Iniziativa per la responsabilità ambientale)». Iniziativa popolare

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Alex Farinelli

Alex Farinelli

Nato il 16 dicembre 1981, domiciliato da sempre a Comano, ho conseguito il Bachelor in Economia (Zurigo e Lugano) e il Master in Economia e politiche internazionali. Durante gli studi ho sempre lavorato, durante le vacanze e il sabato, per 10 anni alla Manor di Vezia (che all’inizio si chiamava ancora Innovazione). Professionalmente sono entrato alla Corner Banca nel 2009, occupandomi di organizzazione interna, per poi diventare un anno dopo, nel 2010, segretario cantonale del PLR ticinese, con la responsabilità, dal 2014, di direttore di Opinione Liberale. A partire dal mese di giugno del 2015 lavoro per la Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino della quale sono Vicedirettore dal 2017. Dal 2023 siedo nel Consiglio di amministrazione della Banca Raiffeisen del Cassarate.
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