LaRegione, di Stefano Guerra da Palazzo federale
Fabio Regazzi (Centro) e Alex Farinelli (Plr) invocano un ‘cambio di paradigma’ nella gestione del lupo in Svizzera. L’ispirazione viene dalla Scandinavia
‘Un cambio di paradigma’: è quanto chiedono a Berna i parlamentari Fabio Regazzi e Alex Farinelli, preoccupati per l’economia alpestre. In mente hanno il ‘modello svedese’.
“Non più una gestione del lupo solo reattiva, ma proattiva e regolata, fondata su criteri numerici chiari e condivisi, analogamente al modello adottato dalla Svezia. Quando la popolazione di lupi in una determinata regione supera la soglia stabilita congiuntamente da Confederazione e Cantoni, questi ultimi devono poter procedere in modo tempestivo e non burocratico all’abbattimento di singoli esemplari o branchi, in accordo con l’Ufficio federale dell’ambiente”. Nientemeno che «un cambio di paradigma» invocano il ‘senatore’ (Centro) e il consigliere nazionale (Plr) con due mozioni identiche depositate a Berna. La popolazione di lupi in Svizzera è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi 10-15 anni. Nel 2010 si contavano una decina di esemplari. Oggi siamo abbondantemente sopra la soglia dei 300. I branchi sono ormai 35-40, una decina dei quali transfrontalieri. La politica non è rimasta a guardare. Il Parlamento ha reso possibile l’abbattimento preventivo dei lupi, ossia anche prima che attacchino animali da reddito. La rapida crescita degli effettivi ha così potuto essere rallentata, ha scritto in maggio l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), stilando un bilancio tutto sommato positivo – benché limitato nel tempo – dei primi due periodi di regolazione preventiva (dicembre 2023-gennaio 2024; settembre 2024-gennaio 2025). In totale, secondo il Gruppo Lupo Svizzera, solo dall’autunno del 2024 sono stati eliminati circa un centinaio di lupi in tutto il Paese.
Fabio Regazzi Alex Farinelli ‘Situazione da tempo insostenibile’
Ma per Fabio Regazzi e Alex Farinelli questo non basta. La situazione, scrivono nelle rispettive mozioni, “è da tempo diventata insostenibile”. I due parlamentari ticinesi – il primo è stato dal 2011 al 2024 presidente della Federazione cacciatori ticinesi, il secondo è dallo scorso anno presidente della Società ticinese di economia alpestre – parlano di conseguenze “sempre più gravi” per l’agricoltura di montagna, “tali da mettere in pericolo la sostenibilità delle attività legate alla pastorizia tradizionale, soprattutto nelle valli alpine dove molte aziende agricole hanno già chiuso e altre si apprestano a farlo, con rischi crescenti anche per la sicurezza della popolazione residente e dei turisti”.
«Siamo arrivati al limite: con le regole attuali non riusciamo a invertire la tendenza. Occorre ripensare da capo a piedi il modello di gestione del lupo in questo Paese», dichiara Regazzi a ‘laRegione’. «L’attuale sistema – spiega – prevede un’autorizzazione caso per caso da parte delle autorità cantonali e federali. Si è dimostrato troppo lento, macchinoso e inefficace. In molte situazioni di predazione, gli allevatori restano per settimane o mesi senza risposta, mentre i danni si moltiplicano e le misure di protezione – penso a recinzioni, cani da guardiania, sorveglianza – si rivelano spesso insufficienti o sproporzionate rispetto alla realtà del territorio alpino».
Un numero massimo
Cosa vogliono Regazzi e Farinelli, allora: sbarazzarsi del lupo? «Certo che no. Ma il predatore si è insediato stabilmente in Svizzera, e i suoi effettivi non cessano di crescere in tutta Europa. Tanto che la Convenzione di Berna lo scorso dicembre ne ha declassato lo status di tutela da ‘specie rigorosamente protetta’a‘specie protetta’», spiega il deputato di Gordola (che, ironia della sorte, è domiciliato in Via dei Lupi…). L’idea è di avere «un numero massimo di lupi», in modo da «raggiungere e mantenere un equilibrio sostenibile» tra il predatore e l’economia alpestre, «analogamente a quanto avviene con altre specie protette, come lo stambecco, gestite in modo mirato per garantire la stabilità degli ecosistemi». La mozione si limita a evocare le “peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche delle singole regioni”. I criteri in base ai quali la soglia verrebbe fissata e le modalità di abbattimento non vengono specificati. Spetterà al Consiglio federale definirli a livello di ordinanza.
La Svezia insegna (?)
Regazzi e Farinelli si ispirano alla Svezia. «Nonostante numeri alquanto inferiori ai nostri [la popolazione di lupi a inizio anno era di 375 esemplari, ndr] – osserva il deputato liberale-radicale – il governo svedese ha adottato un approccio molto più proattivo. Se la Svezia, che ha un territorio 11 volte più grande e meno antropizzato del nostro, ha deciso di ridurre da 300 a 170 circa il numero minimo di lupi, perché non dovrebbe poterlo fare anche la Svizzera? Noi invece finora ci siamo limitati quasi solo a reagire». Il ‘modello svedese’ a ogni modo è lungi dal fare l’unanimità. I critici temono che finirà col mettere a repentaglio la conservazione della specie in un Paese dove la presenza dei lupi è sempre stata fragile.
In Svizzera lo scorso anno il numero di predazioni di animali da reddito da parte del lupo è calato di nuovo dopo il picco del 2022. Le cifre per il 2024 sono simili a quelle del 2021, quando si contavano 10-15 branchi. Si fa del facile allarmismo, quindi? «Bisogna prendere con cautela questi dati», risponde Farinelli. «Non dobbiamo ragionare solo in termini di numero di predazioni. Non dimentichiamo che negli ultimi anni molti alpeggi sono stati abbandonati o non sono più stati caricati, in buona parte a causa della presenza del lupo». Il deputato di Comano ricorda poi che la Strategia Lupo Svizzera indica in una dozzina circa il numero di branchi necessari per la salvaguardia della specie in Svizzera. Ebbene, oggi sono tre volte tanto. E potrebbero ancora aumentare.
‘Completamente sproporzionato’ Christophe Clivaz
Nella Sala dei passi perduti, scuote la testa. Per l’ecologista vallesano, l’approccio dei ticinesi è «completamente sproporzionato». Anzitutto, perché «verosimilmente non avrebbe effetti tangibili sulla protezione delle greggi». Poi, perché «prima di cambiare paradigma, occorre fare un bilancio serio delle misure in atto». A ‘laRegione’ Clivaz dice che è assodato che «le misure più efficaci sono quelle per la protezione delle greggi». Per giunta, «nessuno è stato in grado finora di stabilire una correlazione significativa tra la regolazione preventiva e il numero di attacchi alle greggi». La regolazione preventiva, a suo giudizio, serve «piuttosto ad abbassare la pressione sociale», ovvero la diffusa animosità delle persone nei confronti del predatore. Il deputato di Sion ricorda infine che «su decine di migliaia di pecore che muoiono ogni anno in Svizzera per cause naturali, solo il 2% delle morti sono dovute al lupo».
Facilitare l’abbattimento
In Parlamento, intanto, il lupo continua ad avere vita dura. Mercoledì il Nazionale ha deciso (109 a 76 e 3 astensioni) che in futuro in Svizzera sarà consentito abbattere i cosiddetti ‘lupi problematici’di un branco durante tutto l’anno, e non solo dal 1° giugno al 31 gennaio. La mozione in tal senso del consigliere agli Stati vodese Pascal Broulis (Plr) era già approvata dalla Camera dei Cantoni. Il Consiglio federale era contrario: sosteneva la necessità di attendere l’applicazione delle nuove disposizioni della legge sulla caccia, appena rivista, prima di prendere in considerazione ulteriori adeguamenti. Ma non c’è stato nulla da fare. La Camera del popolo ha pure approvato (106 a 76 e 3 astensioni) un altro atto parlamentare, già avallato dai colleghi ‘senatori’: una mozione della ‘senatrice’ Esther Friedli (Udc/Sg), che chiede di consentire l’abbattimento anche nelle bandite di caccia dei lupi la cui uccisione è stata autorizzata.