Il caro carburanti, con il prezzo di benzina e gasolio che si sta impennando sempre più con gravi conseguenze sul potere d’acquisto dei cittadini e sull’economia, preoccupa sempre più la politica e gli esponenti di Plr e Udc alle Camere federali presentano le loro ricette. Il Consigliere nazionale liberale radicale Alex
Farinelli, con una mozione, chiede la riduzione temporanea della tassa sul CO2 sui combustibili, “abbassando questa aliquota da 120 a 96 franchi per tonnellata di CO2, per un periodo limitato di sei mesi, prevedendo successivamente il ritorno automatico all’aliquota ordinaria”. La base di partenza è quella nota: “Gli sviluppi geopolitici e le tensioni registrate negli ultimi mesi sui mercati energetici hanno nuovamente evidenziato la forte esposizione della Svizzera alle oscillazioni internazionali dei prezzi e dell’approvvigionamento dei prodotti energetici, e numerosi edifici in Svizzera sono ancora riscaldati con combustibili fossili e la sostituzione di questi impianti non può avvenire dall’oggi al domani. Una situazione eccezionale e temporanea sui mercati energetici non dovrebbe quindi tradursi in un aggravio sproporzionato per chi non ha ancora avuto concretamente la possibilità di effettuare tali investimenti”.
‘Colpiti anche gli inquilini’
La questione riguarda in modo particolare, sostiene Farinelli, “anche gli inquilini”. Perché “i costi per il riscaldamento e l’acqua calda costituiscono una componente rilevante delle spese accessorie e l’aumento dei prezzi energetici può quindi ripercuotersi direttamente sui costi dell’abitazione. Gli inquilini possono certamente incidere sul proprio consumo, ma non dispongono della decisione relativa alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento o al risanamento energetico dell’edificio. Una riduzione temporanea della tassa rappresenterebbe pertanto anche una misura di alleggerimento a favore delle economie domestiche in affitto”. La riduzione proposta, ribadisce il deputato Plr al Nazionale, “diminuirebbe l’onere sull’olio da riscaldamento di circa 6,4 centesimi per litro. Su una fornitura di 3mila litri ciò corrisponderebbe a un alleggerimento nell’ordine di 190 franchi”. La misura “avrebbe carattere strettamente transitorio. Non metterebbe in discussione gli obiettivi climatici della Confederazione né l’orientamento di lungo periodo verso la riduzione delle emissioni. Consentirebbe piuttosto di attenuare, in una fase eccezionale, l’impatto di uno shock esterno sul potere d’acquisto delle economie domestiche”.
A ‘laRegione’, Farinelli spiega che «questa è l’unica cosa che sul piano federale può essere decisa in tempi brevi, perché il Consiglio federale può agire tramite ordinanza. Il resto, azioni su accise o Iva, chiede invece un cambio di legge e quindi ci metterebbe almeno un anno, con pure la possibilità che venga fatto un referendum. Quella da noi proposta è una misura immediata ed efficace, soprattutto nel momento dell’anno dove la popolazione acquista la nafta per l’inverno».
I democentristi: ‘Il parlamento dia una risposta concreta e rapida’
L’Udc, invece, tira dritto. Con il consigliere agli Stati Marco Chiesa e il consigliere nazionale
Paolo Pamini, infatti, presenta una mozione che chiede di fissare un freno fiscale ai rincari dei carburanti. Il principio è così spiegato dai democentristi: “Quando un aumento eccezionale dei prezzi alla pompa genera automaticamente maggiori entrate Iva per la Confederazione, queste entrate supplementari devono essere compensate attraverso una corrispondente riduzione dell’imposta sugli oli minerali”. E questo meccanismo “si attiverebbe al superamento di una determinata soglia di prezzo, garantendo nel tempo la neutralità per le finanze federali e salvaguardando integralmente le risorse destinate al Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato. Se il prezzo dei carburanti aumenta in modo eccezionale, lo Stato non deve guadagnarci di più grazie all’Iva”. Questa mozione, ricordano Chiesa e Pamini, “completa un altro intervento già depositato al Consiglio degli Stati, l’iniziativa parlamentare 26.408, ‘Stop alla riscossione abusiva dell’Iva sulle imposte e le tasse che gravano sui carburanti’. L’iniziativa interviene su un altro aspetto: oggi l’Iva sui carburanti viene calcolata sull’intero prezzo alla pompa e quindi anche sull’imposta sugli oli minerali, sul relativo supplemento e sui tributi all’importazione. La proposta è di escludere queste componenti fiscali dalla base di calcolo dell’Iva, evitando così che venga riscossa un’imposta anche su altre imposte”.
I due interventi, spiegano, “non sono dunque identici e non si sovrappongono. L’iniziativa 26.408 corregge un problema strutturale della fiscalità dei carburanti; la nuova mozione introduce invece un meccanismo capace di reagire quando rincari eccezionali fanno automaticamente aumentare le entrate fiscali della Confederazione. “Sono due risposte diverse allo stesso problema e proprio per questo si completano: una agisce sulla struttura della tassazione, l’altra sugli effetti fiscali degli shock dei prezzi”. L’auspicio di Chiesa e Pamini, adesso, è che “il parlamento dia una risposta concreta e rapida. L’iniziativa 26.408, già depositata e pendente da mesi, deve essere trattata al più presto; allo stesso modo chiediamo che la nuova mozione venga esaminata rapidamente. Di fronte all’aumento del costo della vita, alla diminuzione del potere d’acquisto e ai maggiori oneri per famiglie e imprese, anche lo Stato deve fare la sua parte. Non possiamo controllare il prezzo internazionale del petrolio. Possiamo però evitare che sui rincari lo Stato incassi automaticamente di più”.