Alimentazione: quando nessuno dice sì

CdT, 8 settembre 2026

Il titolo è rassicurante: «Per un’alimentazione sicura». Ma proprio perché la sicurezza alimentare è una cosa seria, bisogna guardare oltre il titolo e leggere ciò che l’iniziativa chiede davvero. E qui il giudizio del Parlamento è stato inequivocabile: 194 no al Consiglio nazionale, 44 no al Consiglio degli Stati. Zero sì, zero astensioni. Nessuno, da destra a sinistra, ha ritenuto questa iniziativa una buona soluzione.

Questo non significa sottovalutare l’importanza della sicurezza alimentare. Anzi. Significa prenderla sul serio. In Svizzera abbiamo un’agricoltura che viene continuamente messa sotto pressione, spesso giudicata soltanto attraverso la lente dei costi o dei pagamenti diretti. Ma troppo facilmente dimentichiamo che gli agricoltori svolgono una funzione strategica per il nostro Paese: producono una parte essenziale di ciò che mangiamo e contribuiscono alla nostra capacità di resistere alle crisi. Possiamo rinunciare a molte cose. Non possiamo rinunciare ad alimentarci. E la pandemia, così come le conseguenze della guerra in Ucraina, ci hanno ricordato quanto sia rischioso dare per scontato che tutto possa sempre arrivare dall’estero.

Per questo avere una produzione agricola nazionale forte è una questione di sicurezza. Non avremo mai un’autosufficienza totale, e sarebbe illusorio pretenderla. Ma proprio per questo dobbiamo proteggere e valorizzare chi produce in Svizzera e smetterla di indebolirlo.

L’iniziativa pretenderebbe orientare la produzione e i consumi molto più verso gli alimenti vegetali, questo con la scusa di andare proprio a produrre maggiori quantità di derrate alimentari. Un’impostazione ideologica e ingannevole. Circa il 60% della superficie agricola utile non è adatto alla coltivazione di cereali, ortaggi o altre colture. Sono soprattutto prati e pascoli, spesso nelle regioni di montagna, che possono contribuire alla produzione alimentare proprio attraverso l’allevamento. Pensare di trasformare il nostro modello agricolo significa ignorare questa realtà. Significa mettere sotto pressione aziende che hanno investito per decenni, modificare profondamente la produzione e, inevitabilmente, cercare di orientare anche le abitudini dei consumatori.

La nostra agricoltura non ha bisogno di esperimenti ideologici. Ha bisogno di condizioni quadro affidabili, di meno burocrazia, di prospettive economiche e del riconoscimento del ruolo fondamentale che svolge per il Paese.

Sostenere gli agricoltori significa anche proteggerli da iniziative che, dietro obiettivi condivisibili, impongono soluzioni fuori misura. Il voto unanime del Parlamento lo dice con una chiarezza rara.

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Alex Farinelli

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